domenica 19 agosto 2007

Cascade pass and Sahale glacier

Piccola parentesi nel diario di viaggio tra Washington e Oregon per raccontarvi dell'escursione che ho fatto al Cascade pass e Sahale glacier. Sicuramente uno dei più begli hikes che ho fatto sulle North Cascade, forse anche perché queste montagne mi ricordavano un po' le Dolomiti.
Dettagli tecnici:
Dislivello: circa 2500 feet (800 m)
Lunghezza: 10 miglia (16 km)
Tempo di salita: 4 h
Tempo di discesa:3 h 00
Difficoltà: medio-difficile
Il trailhead si trova a 3 ore di auto da Seattle verso nord con ultimo tratto su strada sterrata. Già dal pacheggio c'è una bellissima visuale sulla valle e sul Mt Johannesbourg, dalle cui cime è possibile vedere vari ghiacciai. Il sentiero sale a zig zag in mezzo alla foresta e ci sono alcuni punti per ammirare meglio i ghiacciai dall'altra parte della valle. Usciti poi dalla foresta il sentiero continua per breve tratto su pietraia per arrivare infine al Cascade pass da dove è possibile ammirare altri ghiacciai e altri picchi ancora innevati. Curiosità: questo passo è stato usato per centinaia di anni dai nativi americani per scopi commerciali. Dal passo è possibile vedere varie marmotte (Hoary marmot) che sono leggermente diverse da quelle che si vedono sulle nostre Alpi (Alpine marmot). Qui sono più grandi, con il mantello più chiaro (hoary significa canuta) e una coda sorprendentemente lunga! Dal Cascade pass abbiamo fatto poi un altra oretta di strada per arrivare a vedere il Sahale glacier. Da togliere il fiato. Sia la strada per arrivarci che il panorama arrivati in cima. Ghiacciaio spettacolare da cui si originano varie cascatelle che vanno a confluire in un lago alpino blu-turchese. Inutile dire che se si ha una macchina fotografica non si smette praticamente mai di scattare. Comunque le marmotte non sono gli unici animali che abbiamo visto: anche chipmunks (avete presente gli scoiattolini con le righine marroni scure sulla schiena e testa? Cip e Ciop per capirsi... anche se la Disney gli ha tagliato la coda) che attraversavano spesso il sentiero, un golden-mantled ground squirrel (un altro tipo di scoiattolo che si differenzia dal chipmunk perché non ha le righine sulla testa) e pure un deer. Nella zona dovrebbero esserci pure dei black bears, ma purtroppo (o per fortuna?) non ho avuto occasione di avvistarli.

martedì 14 agosto 2007

Day 2: Mount Saint Helens - The Ape cave

Ma la parte avventurosa a Mt Saint Helens non è finita con la sola visione del cratere! Sul versante sud della montagna è infatti possibile visitare anche un tunnel naturale formato dalla lava: the Ape Cave. Quale miglior occasione per fare a finta di essere degli speleologi. Parcheggiata la macchina e pagato il fee di $5 abbiamo cercato l'accesso al tunnel. Non trovando subito un sentiero ben segnalato, ho chiesto informazioni su dove fosse la cave a un gruppetto di persone che stavano facendo pick nick.
"Do you know where is the Ape Cave?"
E loro: "Do you mean the big cave?" (Intendi la grotta grande?).
Al che gli ho risposto: "I think so" (credo di sì).
E gentilmente uno s'è offerto di farmi vedere qual'era il sentiero da prendere. Nessuna indicazione e alla fine eccocela davanti: una buia entrata nel terreno conduceva dentro ad una ancor più buia grotta. Non mi sono demoralizzato: la guida lo diceva che bisognava portarsi una lanterna e una pila di scorta, nonché vestirsi pesanti perché sotto faceva freddo... per cui... Sennonché dopo poco per accedere al vero tunnel serviva scendere delle scalette di ferro. Ma neanche questo m'ha fermato e ho esplorato fino in fondo questo tunnel per circa una quindicina di minuti. Un tunnel con stalattiti e stalagmiti laviche e varie formazioni rocciose che illuminavo con la mia torcia. Ritornato alla luce dove c'era chi mi aspettava e ritornati sulla strada, mi sono reso conto dalle indicazioni che quella che avevo appena fatto non era la famosa Ape Cave. Maledizione! Alla vera Ape cave ci siamo arrivati solo con altri 5 minuti di strada. Che dire: tutta un'altra storia. Svariati cartelloni esemplificativi, indicazioni e un accesso al sottosuolo tramite una comoda rampa di scale. E' si! Quella era la famosa Ape Cave! Uno dei più lunghi tunnel di lava del mondo! (E mi sembrava strano che non avessero messo delle indicazioni per i turisti!). Il tunnel di quasi 3,5 km si è formato dopo che la parte esterna di una colata lavica s'è solidificata esternamente, mentre quella più interna ne è fuoriuscita. All'interno del tubo rimangono indicazioni di successive colate laviche , differenti tipi di roccia da analizzare e pareti simil vetro formatesi dallo scioglimento delle rocce a causa di gas supercaldi circa 2000 anni fa. Anche Per questo tunnel comunque devono essere prese le precauzioni dette in precedenza: lanterna, torcia e giacca. Il buio è totale e man mano che si entra la temperatura scende ed arriva fino ai 5°C. Inquietante. Soprattutto se sono le 4 e mezza della sera e ormai non c'è praticamente più nessun turista o guida nella grotta. Solo voi, il rumore del vostro respiro, la luce della vostra piletta... (Per la cronaca: non sono ancora riuscito a trovare indicazioni sul primo tunnel che ho fatto!)

lunedì 13 agosto 2007

Day 2: Mount Saint Helens - La potenza del vulcano

Allora... lo sapete cosa accade se una montagna di 2950 metri, che in realtà è un vulcano, ricoperta da neve e ghiaccio, improvvisamente esplode tutto d'un colpo? Ovvio: il disastro è assicurato. Questo è quello che è accaduto al Mt Saint Helens (seconda tappa del nostro viaggio) il 18 maggio del 1980. Già diversi mesi prima dell'esplosione, a causa della vivace attività sismica, la zona era stata evacuata per sicurezza. Troupes televisive erano accorse sul posto in attesa di filmare l'evento. E quella domenica mattina di maggio sono stati accontentati. L'eruzione causò la disintegrazione di una parte della montagna rimpiazzando la cima con un cratere a forma di ferro di cavallo di 1,5 km. (Per la cronaca la montagna ora è alta 2550 metri). La frana fu di proporzioni incredibili. Seguirono esplosioni di lava, cenere e pietre incandescenti. Il vulcano ha polverizzato tutto nel giro di svariate miglia e anche più lontano gli effetti sono stati devastanti. La cenere si depositò fino a centinaia di chilometri di distanza. I ghiacci sciolti ricopersero di fango varie cittadine. Nell'eruzione persero la vita 57 persone, migliaia di animali, vennero distrutte 250 case, 50 ponti e svariate miglia di strade e binari ferroviari. Un ingente danno economico per lo stato. Tra le persone che hanno perso la vita, loro malgrado sono diventati famosi Harry Truman, un 84 che decise di non abbandonare la casa da cui viveva da 54 anni alle pendici della montagna e il cui corpo non è stato mai ritrovato, e il vulcanologo David Johnston che studiò fino alla fine il fenomeno: la sua stazione di osservazione fu investita da una nuvola di cenere calda un attimo dopo aver pronunciato le parole divenute poi famose "Vancouver! Vancouver! This is it!".
Oggi l'area attorno al Mt Saint Helens è un parco nazionale dal 1982 con stazioni di ricerca e centri di educazione e osservazione per i turisti che possono farsi un po' di cultura sui vulcani seguendo video e ricostruzioni dell'evento. Non è possibile scalare la montagna se non con appositi permessi, ma comunque lo spettacolo è già impressionante dalla stazione di osservazione più vicina. Il paesaggio anche dopo 27 anni ricorda quello lunare e anche più lontano dall'epicentro non rimangono che alberi secchi e bruciati. Il vulcano comunque è ancora attivo e lava continua ad uscire in modeste quantità dal duomo che s'è formato al centro del cratere.

giovedì 9 agosto 2007

Day 1: Mount Rainier - Il viaggio ha inizio

Vi sono mancato? Scusate per il lungo silenzio, ma ho approfittato di una settimana di vacanza per girarmi lo stato di Washington e una parte dell'Oregon. Un solo post però non mi basta per raccontare tutti i posti dove sono stato, per cui ho deciso di iniziare un diario del viaggio a puntate dove scriverò del fantastico Northwest. E di cose da raccontare ce ne sono una valanga...
Come molti sanno, le ultime tre estati le ho passate camminando in Spagna e in Italia per un totale di circa 1600 km a piedi. Quest'anno in una sola settimana sono riuscito a fare più di 2100 km: questa volta però ho usato una macchina a nolo...
Dopo aver riempito il bagagliaio e i sedili posteriori della Kia Rio arancione metallizzato, siamo partiti al mattino presto da Seattle alla volta del Mt Rainier National Park. Due ore e mezza e siamo all'entrata Sud-West del parco nazionale dove ad accoglierci c'è la tipica ranger dentro il tipico casello da cartone animato stile Yogi & Booboo. Pagato il fee dovuto, con la macchinina abbiamo cominciato ad arrampicarci su per la montagna. Tutto organizzato molto bene e tutti molto disponibili a dare indicazioni. Lungo la strada trovate punti informazione sui vari trails e indicazioni su dove potete pernottare. E già cominciano i primi scorci sui ghiacciai. E' una sensazione strana dopo 9 mesi che vedi la montagna in lontananza sullo sfondo di Seattle (tempo permettendo) essere finalmente così vicini al gigante. Il parco nazionale è stato creato nel 1899 attorno al Mt Rainier e occupa un'area di 235000 acri. La montagna, alta 14410 feet (4392 m), è in realtà un vulcano attivo ricoperto da 35 miglia quadrate di neve e ghiaccio e circondato da antiche foreste e prati ricoperti di fiori. Ma non serve essere degli scalatori per poter godere di magnifici panorami. Un'ottima strada arriva fino a Paradise dove c'è un centro turisti e da dove partono una serie di trails. Ce n'è per tutti i gusti: dai sentierini asfaltati lunghi poche miglia a quelli più impegnativi che risalgono i pendii della montagna. Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se per caso ci fosse un'eruzione? Un'idea l'abbiamo avuta visitando Mt Saint Helens... ma questa è un'altra storia.

domenica 22 luglio 2007

Mt Dickerman

Sveglia quasi all'alba per affrontare quest'hike sul mount Dickerman e alle 7 siamo già per strada. Al trail si arriva tramite la Mountain loop Highway, solo qualche miglio più avanti del trail dell'ultima volta (Lake 22). Partenza dalla base: ore 9. Il tempo non era dei migliori, ma nulla ormai ci poteva fermare.
Dettagli tecnici:
Dislivello: 3800 feet (1158 m)
Lunghezza: 8.5 miglia (13.6 km)
Tempo di salita: 3 h 30
Tempo di discesa:3 h 00
Difficoltà: medio-difficile
Il trail sale costantemente partendo da quota 1900 ft. Dapprima si snoda in mezzo a una fitta foresta che lascia passare poca luce. Via via che si sale la vegetazione cambia, lasciando il posto prima ad alberi più piccoli, poi ad alberi e arbusti. Lungo il percorso si incontra come al solito una splendida cascata. Il paesaggio è molto vario. Ci sono un sacco di fiori in questo periodo che rendono l'escursione davvero piacevole. Verso la sommità è possibile incontrare distese di piante di blueberries (mirtilli); non è ancora stagione, ma sono sicuro che ritornando a settembre sarebbe possibile riempirsi pancia e qualche borsa. Abbiamo incontrato un po' di neve in scioglimento nell'ultimo tratto, che comunque non ci ha impedito di raggiungere la vetta. Dalla cima c'è un ottimo panorama sulle montagne intorno.
Animali avvistati: 3 mountain goats (3 capre di montagna) e un hummingbird (colibrì). L'incontro coln l'hummingbird è stato particolare. Dovete sapere che questi uccellini sono attratti dal colore rosso ed io ero vestito con una maglia di un arancione molto acceso. Così mentre ero fermo per scattare una foto s'è avvicinato a pochissima distanza da me proprio perché attirato dal colore della mia maglia. Sbatte le ali ad una velocità impressionante, tant'è che potete sentire un rumore tipo ronzio. Dopo avermi fissato un po' fluttuando nell'aria ha deciso che forse ero un po' grande per essere un fiore e se n'è andato alla velocità della luce.

venerdì 20 luglio 2007

Microbreweries

Birra: orzo, luppolo, lievito e acqua. 4 ingradienti che possono dare origine a una varietà quasi infinita di gusti e tipologie diverse di questa bevanda conosciuta già al tempo degli Egizi. In fatto di birra il Pacific Northwest sta diventando particolarmente famoso per le sue microbreweries, birrerie che producono modeste quantità di birra di qualità che viene rivenduta nella zona. A Seattle c'è per esempio la Red Hook, solo per citare la più famosa.
Ora cercherò di fare un po' di chiarezza per quelli che arrivati in america sono un po' confusi ordinando una birra. Perché qui non si chiede banalmente una bionda, rossa, scura, doppio o triplo malto. E di solito il listino delle birre non te lo danno per cui devi sapere esattamente cosa vuoi.
Cominciamo (grazie all'aiuto del web ovviamente). Numerose sono le possibilità di classificare le birre. Una classificazione è in base al lievito utilizzato, responsabile della fermentazione. Ne esistono due grandi famiglie:
A fermentazione alta (Top-Fermenting Yeast) come il Saccharomyces cerevisiae (e dai suoi ceppi) che predilige temperature elevate e durante il processo sale in superficie del tino di fermentazione. Le birre ottenute vengono genericamente denominate ale.
A fermentazione bassa (Bottom-Fermenting Yeast) come il Saccharomyces carlsbergensis (e dai suoi ceppi) che predilige temperature più basse e durante il processo si deposita sul fondo del tino. Le birre ottenute vengono genericamente denominate lager.
Sia le ale che le lager possono essere di qualsiasi colore e gradazione. La differenza principale è che le ale sono più complesse e ricche di aromi floreali, speziati e soprattutto fruttati, mentre le lager sono più "pulite" ed evidenziano soprattutto il malto e il luppolo.
Anche se tecnicamente si possono definire “ale”, alcuni stili di birra non sono mai chiamati con questo nome, ad esempio le stout, le porter e le birre di grano. Riguardo alle lager, anche se talvolta il termine è usato in riferimento alla “classica” chiara leggera, tecnicamente esistono anche lager scure.

Cominciando dalle ale... una grossolana suddivisione si può fare tra ale inglesi (o meglio anglosassoni) e ale belghe.

Le ale inglesi e americane
Le ale inglesi hanno un certo carattere fruttato, ma molto meno evidente di quello delle belghe, e spesso evidenziano maggiormente il malto e il luppolo.Le microbirrerie USA hanno contribuito a rivitalizzare molti tipi di ale inglesi (e anche stout), tra cui la brown ale e soprattutto le India Pale Ale (una delle mie preferite!).
Le bitter costituiscono lo stile base inglese. Spesso ambrate (ma anche dorate), mediamente di gradazione piuttosto bassa – spesso al di sotto dei 10 o anche 9 gradi saccarometri, 3,5% alcool – e quasi sempre con un amaro abbastanza pronunciato. Il grado di amaro è comunque variabile, come la gradazione che sale per le special o best bitter e ancor più per le ESB (extra special bitter). Il termine pale ale è abbastanza intercambiable con quello di bitter, anche se è più usato per le versioni in bottiglia. La classica bitter infatti è alla spina, meglio ancora se non filtrata, rifermentata in fusto con carbonatazione naturale (nel qual caso rientra nella definizione di real ale).
La mild è uno stile sempre più raro: sono birre ancor più leggere delle bitter, piuttosto scure, più tendenti al dolce, delicate ma saporite nonostante la bassa gradazione.
Le brown ale (altrettanto rare) possono esser considerate una versione un po' più forte delle mild.
Le winter ale e le old ale sono birre solitamente ambrate o scure, piu dolci e meno beverine, adatte alla stagione invernale o a bevute più “meditate”. La gradazione è più alta, anche se piuttosto variabile (per gli standard inglesi una birra al 5% è già forte, ma le old ale piu' forti si spingono anche verso i 7, 8, 10 gradi alcolici).
Lo stile di birra più forte è quello dei cosidetti barleywine (lett. vino d'orzo) - nome relativamente recente dato che nel secolo scorso le normali ale un po' forti raggiungevano tranquillamente la stessa gradazione. Sono birre potenti (8-10% di alcool, e anche piu'), a volte sciroppose o caramellate, piuttosto luppolate ma con l'amaro bilanciato dalla dolcezza del malto. Le ottime versioni USA dei barleywine sono in genere più intense come luppolo e come amaro. Per la verità lo stile dei barleywine è molto raro in Gran Bretagna, e la loro patria sono proprio gli USA (dove si producono anche molti barleywine in stile inglese, più ancora che non in Inghilterra).
Le India Pale Ale erano originariamente (nell'800) prodotte in UK per l'esportazione nelle colonie, ed erano caratterizzate da una luppolatura e un amaro eccezionali. Le IPA sono ora rare in UK, e in genere poco “rispettose” della tradizione. Gli USA invece hanno rivitalizzato e fatto loro questo stile, producendo esemplari decisamente caratterizzati e spesso con un grado di amaro davvero impressionante! Anche le normali pale ale americane sono piuttosto luppolate, e l'uso di luppoli locali dall'aroma particolare le fa classificare a parte, come APA (american pale ale).

Le ale belghe
Sono in genere decisamente più fruttate delle inglesi, spesso speziate e a volte acidule. Gli stili sono davvero tanti, e molte birre fanno stile a se!
Le blond ale costituiscono uno stile non molto tradizionale, ma sono sempre più diffuse e sono considerabili come stile “base” (toccano comunque vertici eccezionali con la Westvleteren Blond).
Le belgian pale ale sono piu' tradizionali ma meno diffuse, sono affini alle cugine inglesi ma con maggior carattere di lievito.
Le saison sono ben caratterizzate: dorate o ambrate, a volte acidule, ben luppolate e speziate.
Le birre di abbazia e trappiste sono ben conosciute, ma non sono uno stile bensì - in un certo senso - una denominazione di origine: infatti le trappiste sono piuttosto diverse tra loro – pur con qualche caratteristica comune – ma la denominazione è ben precisa e comporta che la birra sia effettivamente prodotta da o sotto il controllo diretto di monaci trappisti. Birra d'abbazia è invece un termine meno significativo, che indica uno stile più o meno vagamente nell'ambito di quelli delle trappiste vere, e una connessione più o meno remota con un'abbazia ancora esistente o meno, ma la produzione comunque è “laica”.

Stout e Porter

Le stout sono birre ad alta fermentazione caratterizzate da un colore molto scuro (anzi, nero) e una tostatura molto marcata; in genere la gradazione è relativamente bassa, e l'amaro intenso; l'aroma del luppolo è invece moderato, sovrastato da quelli tipici di cioccolato e caffè.
Le dry stout rispecchiano in pieno queste caratteristiche e non presentano la minima traccia di dolcezza.
Le più rare sweet stout invece pur mantenendo colore e note tostate sono meno amare e più dolci (da moderatamente a decisamente). Un tipo di sweet stout è la milk stout, caratterizzata dall'uso di lattosio (non fermentabile) per aumentare la dolcezza.
Le oatmeal stout (di dolcezza intermedia), anch'esse ormai non molto diffuse, sono tipicamente vellutate grazie all'impego di farina di avena.
Infine le imperial stout, uno degli stili più caratterizzati del mondo birrario, sono un po' un incrocio tra il carattere delle dry stout e la potenza dei barleywine. Forti, amare, tostate, un po' fruttate... sono fra le birre più sontuose che esistano!
Le porter si possono considerare delle stout un po' meno intense. In effetti nei secoli scorsi lo stile generale di queste birre scure era indicato come porter, e quelle più forti venivano chiamate stout porter - e poi più semplicemente stout.

Birre di grano
Sono birre ad alta fermentazione caratterizzate dall'ampio uso di frumento (50% e oltre). Gli stili più famosi sono quello tedesco (denotate come weizen, ovvero "birre di grano", o weisse, ovvero "birre bianche", per via dell'aspetto opalescente) e quello belga (biere blanche, o wit, con lo stesso significato e motivazione). Le affinità fra questi stili riguardano, oltre all'uso del frumento, il colore chiaro, la gradazione media, e un certo carattere speziato e acidulo. Le differenze non mancano: le blanche impiegano frumento non maltato, mentre nelle weizen è usato maltato; le blanche impegano spezie come coriandolo e buccia d'arancia, mentre nelle weizen usano il carattere speziato è dovuto esclusivamente al lievito molto particolare, che produce anche un caratteristico aroma di banana. In Germania si producono anche weizen scure (denominate dunkelweizen o anche dunkelweissen: scure bianche!) e birre di grano più forti (weizenbock). Le berliner weisse sono più leggere e decisamente acidule (lattico).

Lager chiare
Le pils sono lo stile più classico (di origine ceca, anzi boema) fra le lager chiare e leggere e sono caratterizzate dal colore chiaro o dorato, dalla luppolatura abbondante e dall'amaro pronunciato. Le migliaia di imitazione internazionali hanno spesso poco a che fare con le classiche pils ceche, bavaresi o renane.
Le hell tipiche bavaresi sono meno amare e più maltate.
Le dortmunder sono leggermente più forti.

Bene... credo di avervi creato abbastanza confusione. Non vi resta che cercare di riprendervi davanti a un bel boccalone di birra fresca.

lunedì 16 luglio 2007

Lake 22

Nonostante la sera prima avessimo festeggiato fino a mattina, nulla c'ha impedito di essere pronti e "pimpanti" per un'escursione al Lake 22. Il lago si trova nel Mt. Baker/Snoqualmie National Forest e la zona intorno al lago è una zona protetta dal 1947. Lungo il trail, non troppo impegnativo e adatto anche a famiglie con bambini, potete incontrare degli alberi giganteschi. Fantastici sono due che si trovano ai lati del sentiero che sembrano il passaggio verso qualche regno magico. Il sentiero inoltre si snoda lungo un torrente che varie volte dà vita a spettacolari cascate.
Dettagli tecnici:
Dislivello: 1316 feet (401 m)
Lunghezza: 5 miglia (8 km)
Tempo di salita: 2 h 00
Tempo di discesa:1 h 30
Difficoltà: facile
Il lago è circondato su tre lati da pareti rocciose. Lo scenario incredibile: dai picchi scendono varie cascatelle, formatesi dallo scioglimento della neve, che poi finiscono in questo fantastico laghetto alpino dall'acqua cristallina. Il sentiero poi corre intorno al lago spesso su pensilina così potete ammirare lo scenario da tutti i punti di vista. Unica pecca di quest'hike? Un sacco di mosquitos che al lago han cercato di divorarci e che c'han fatto fuggire un po' prima del previsto.